La Laccatura

 

Si ritiene che l’arte della laccatura sia praticata da quasi duemila anni benché non sia possibile risalire ad una data precisa.

Bisogna differenziare la lacca dell’estremo oriente (cinese, giapponese e coreana) da quella asiatica, messicana o dalle europee.

La lacca cinese, che poi si diffuse in Giappone ed in Corea, consiste in una decorazione solida ottenuta attraverso l’applicazione sul legno di numerosi strati di una sostanza denominata Urushi, derivata dalla linfa di alcuni arbusti della famiglia delle Anacardiacee, tra le quali si distingue la Rhus Vernicifera. Questa sostanza veniva elaborata per poi essere applicata su mobili od oggetti, in vari strati, ciascuno dei quali veniva lasciato riposare prima di applicare il successivo. Si trattava di una sostanza opaca, di colore grigio, che si polimerizzava a contatto con l’aria. Infine, si procedeva alla decorazione con le tecniche più diverse.

Gli oggetti laccati orientali, molto apprezzati per bellezza e perfezione insuperabile di tecnica, iniziarono ad essere importati in Europa dal sedicesimo secolo.

L’enorme richiesta di questi oggetti, da parte della clientela europea, indusse alla sperimentazione di metodi di imitazione che tuttavia non raggiunsero mai il livello di perfezione della lacca orientale sia per l’inesistenza in Europa della Rhus Vernicifera sia per la scarsità di informazioni sul solvente utilizzato e sulla tecnica di esecuzione.

I metodi europei, le cui tecniche variavano da artigiano ad artigiano e da regione a regione, permettevano di ottenere oggetti solo in apparenza simili a quelli in lacca orientale.

Il procedimento consisteva nell’applicazione di una pittura a tempera su numerosi strati di imprimitura  a base di colla animale, gesso e talvolta tela. Ogni strato, una volta asciutto, veniva levigato al fine di creare una superficie liscia che potesse ricevere la decorazione pittorica ed il successivo strato di vernice (realizzato a base di resine come la sandracca, l’ambra orientale e la coppale oppure gomme come la gommalacca).

La lacca orientale si differenzia da quella europea per spessore, lucentezza, qualità tattile della superficie e per alcuni segni dell’invecchiamento.

I primi tentativi di imitazione furono inglesi e risalgono alla fine del seicento; tale produzione, nota come Japan, si sviluppò ampiamente con la creazione di mobili detti ‘alla cinese’ eseguiti dall’ebanista T. Chippendale a metà settecento.

In Francia si imposero i fratelli Martin, ideatori della Vernis Martin.

In  Italia, soprattutto Venezia fu interessata dalla voga orientaleggiante anche se la produzione è differente dalle lacche orientali o dalle vernici francesi: il supporto veniva trattato con una mano o più di gesso e colla  che accoglieva decorazioni eseguite a tempera o figurine a rilievo in pastiglia.

Nel settecento la richiesta di mobili laccati, indusse gli artigiani ad elaborare un nuovo metodo che prese il nome di arte povera. Si trattava di una decorazione ottenuta applicando, sull’oggetto finito, delle stampe, opportunamente ritagliate, che venivano successivamente colorate e protette da diverse mani di sandracca. L’arte povera si manifestò in pezzi straordinari per gusto, ricchezza e sapienza compositiva.

All’inizio del ventesimo secolo compaiono le lacche sintetiche, acriliche e poliuretaniche che soppiantarono quasi completamente gli antichi prodotti.

Nonostante tutto, la straordinaria durezza e la luminosità cromatica delle lacche orientali restano ineguagliate. 


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